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BORDEAUX NECKTiE
.PiGi.
view post Posted on 22/1/2007, 18:59Quote

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..e di colpo smisi di pensarci seguendo gli altri.
avevo fame, era tardi.
la pasta con gli scampi non era il mio piatto preferito,
xò senza aprir bocca mangiavo, masticando poco e male.
accompagnavo ogni boccone con pane e vino,
percepivo il sapore degli utlimi cercando di camuffarli col primo.
M invece gustava la sua cena compiaciuto,

"..anche se la spiaggia è deserta il pesce è buonissimo!"

solo io in un ristorante al mare ordino di consuetudine come secondo una cotoletta congelata con le patate fritte.
tutti intorno a noi assaggiavano specialià di pesce differenti,
li guardavo un pò vergognato,
emarginato.
ho assaggiato ancora, calamari, questi non mi dispiacevano,
nella frittura di solito ci sono,
ogni tanto la riesco a mangiare.
più che odiare il pesce non sono mai stato abituato a mangiarlo,
a mio padre non piace, lui non mangia neanche la pizza.
è un alieno.
il vino bianco era pesante, l'ultimo bicchiere l'ho bevuto x forza.
avevo fretta di uscire, sapevo che non avremmo fatto niente di esagerato,
probabilmente passeggiato ancora lungo il mare e poi saremmo tornati.
sul pontile quasi avevo paura, non sono arrivato fino in fondo,
lo scroscio delle onde nere sul legno lo bagnavano, l'estremità non si vedeva tanto la nebbia era fitta.
abbiamo bevuto una birra.
in centro non smettevano di costruire ed allestire alberghi, negozi, appartamenti,
affascinanti, colorati, si notava l'innovazione.
alcune strade erano bloccate,
deviazione,
altre addirittura le avevano chiuse,
le uniche percorribili invase da chiunque.
sono sceso a prendere le sigarette, non trovavo le monete.


continue..
 
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.PiGi.
view post Posted on 27/1/2007, 21:48Quote

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[..]

..in macchina percorravamo spesso molte carreggiate precedentemente assaggiate,
sembravamo sicuri nelle manovre,
nei sorpassi,
non ci preoccupavamo troppo.
era una serata come tante altre, passata al bar gestito dal sign. B,
in pizzeria,
in discoteca,
a casa di G, a fare l'amore,
disinibiti sul parcheggio del quartiere a ridere di tutto,
coscienti, a tratti marcati, altri dimenicati.
tutti i giorni il padre di T apriva l'attività, tutte le sere era lui a spegnere la luce;
quel bar era il nostro punto di riferimento.
l'adoravo xè rispecchiava il gusto delle nostre sensazioni;
mi sedevo sempre vicino allo sgabello blu, il tavolino di vetro era il mio preferito..
un maledetto lunedì di febbraio xò, il padre di T, giovanissimo, perse la vita in un incidente d'auto in una delle più banali curve che caratterizzano quel disgraziato tratto di strada.
buio.
all'improvviso quello che sembrava fosse passato, si presentò ancora dinnanzi a me.
i pomeriggi si erano spostati dinuovo in ufficio,
dalla finestra del secondo piano guardavo con amarezza il fuoristrada in giardino ed il povero T che camminava irregolare;
si guardava attorno come se si sentisse pronto a subire un'altra disgrazia,
come se la vita dovesse rubargli ancora qualcosa.
non sapeva che rivincite prendersi.
a mezzogiorno M si sedette su una poltrona nel mio ufficio,
picchiettava una penna sul bracciolo.

"..S non c'è? ti puoi permettere tutta questa libertà?"

cercava di mantenere un'aria da fatto compiuto, rassegnato alla soluzione più realistica.
saltava in piedi di tanto in tanto come se in testa gli si accendessero scottanti idee.
camminava,
camminava,
camminava avanti e indietro per la stanza, ancora magro e poco convinto,
poi tornava a sedersi.
non eravamo abituati a sentire piangere un nostro amico,
non eravamo abituati a stringere la sua ragazza tra le braccia e prometterle che presto sarebbe tornato a sorridere..
in quel momento tutto era nero e grigio,
come i vestiti eleganti e la cenere,
come la macchina che portava via il sign. B e come il cielo,
grigio.
tutto quel casino improvviso ci aveva scossi, non eravamo pronti ad affrontarlo.

“..non possiamo continuare ad imaginarci cose ed accontentarci di tutt'altro solo xè ce l'abbiamo davanti.
non voglio più rimanere qui.
T è distrutto, stanco, dispiaciuto.
S?! ..era il suo secondo padre. x tutti noi lo era.
il bar chi lo gestirà? l'amate di sua madre? ..figlio di puttana..
non voglio lavorare in qst paese, ne voglio fermarmi a quel bar,
esigo che nessuno di voi continui a frequentare quel bar adesso."

il suo tono era pieno di luci e frammenti di immagini, visioni irrequiete.

"..via! via di qui!"

continue..
 
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.PiGi.
view post Posted on 28/1/2007, 16:31Quote

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..le parole di M pronunciate in un momento di nervosismo rimasero scolpite nelle noste menti,
nessuno era più lo stesso.
la mote del sign. B aveva confuso ogni equilibrio.
in appartamento L guardava sempre dalla finestra, sorrideva, ma più di prima, non parlava.
le ragazze non venivano più, potevo capirle.
solo lo svedese cercava di non scoraggiarsi, ma si vedeva chiaramente che i suoi toni mentivano.
ora era lui a pormi domande, non l'aveva mai fatto.
rispondevo nel modo più vago e sintetico possibile,
didascalico,
ma non era facile da eludere, diventava più insistente ad ogni domanda.
provavo a cambiare argomento ma di colpo senza dirmi niente mi strinse la mano,
come se si fosse accorto del suo evidente stato di agitazione.
a cena due di noi mescolarono e sbatterono padelle in cucina, mentre gli altri fumarono sigarette sdraiati in soggiorno.
a tavola parlai con gli altri della situazione in agenzia e della possibile prossima partenza, volevamo distrarci.
alcuni si congratularono con noi, altri non parlarono,
non tutti ovviamente potevamo sparire senza preavviso.
lo svedese suonava 'underworld - counterpoint hang pulse' o 'trim',
cominciavo a sentirmi soffocare rinchiuso lì dentro..

continue..
 
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.PiGi.
view post Posted on 11/2/2007, 23:56Quote

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decidemmo di andarcene.
M ed io andammo come stabilito in ufficio, guardammo e toccammo tutto come se qualcosa in futuro non ci avrebbe permesso di tornare,
come se gli eventi ci avrebbero mantenuto lontano da casa x molto tempo.
mi chiesero se stavo scappando da qualcuno, cosa mi faceva paura, quali erano le mie preoccupazioni.
cercai di spiegar loro tutto, parlai della voglia che avevo di mettermi in gioco, di provare me stesso,
sentivo l'estremo bisogno di emozioni diverse.
capirono poco, ma mi abbracciarono, tutti, anche A.
il giorno della partenza andai da M in moto. lui era dentro il portone di casa sua con uno zaino in spalla.
stava chiudendo una piccola sacca di tela verde militare mentre sua madre gli dava qualche ultimo consiglio per scansare gli inconvenienti che avremmo potuto incontrare.
avevamo fatto brevi preparativi, messo da parte i soldi e le poche cose che volevamo portare con noi.
M fumava, forse nervoso.
salì in moto gettando la sigaretta come se volesse dire addio all'attuale mondo che lo opprimeva.
sua madre ci seguì fino in strada, rimase a guardarci finchè mettevo in moto.
un pò spazientito la trattava con un atteggiamento impaziente ma affettuoso, disse:

"..mamma! non tornerò mai più a fare il meccanico!
..vai., vai, vai!"

partimmo a gran velocità e arrivammo a V scossi dalle vibrazioni di duecento chilometri di strade statali, sterrati e piccole scorciatoie non indicate sulle piantine planimetriche,
appena in tempo per imbarcarci.
lasciammo la moto nelle interiora della nave e salimmo ai ponti superiori.
la gente intorno a noi sembrava tranquilla, come se avesse fatto già altri milioni di viaggi in mare.
ero un pò agitato, studiavo lo strano porto e un brivido mi trapassò la schiena.
M si guardava in giro deluso, perchè forse doveva essersi immaginato incontri e sensazioni intense già in questo primo tratto di viaggio.
passammo di ponte in ponte,
su e giù per scale di metallo bianco,
spostando corde e tendine, senza vedere ragazze carine,
né qualche personaggio curioso.
alla fine ci sedemmo su una panchina grigia metallizzata, mentre la nave si allontanava sempre più dal porto industriale.
non riuscivo più a distinguere bene le case e le fabbriche.
eravamo già molto distanti dalla terra ferma.
M, oramai definito 'compagno di avventure', prese presto sonno al calar del sole, coperto dal leggero k-way.
accesa una sigaretta continuavo a cercare, speranzoso di concentrare la mia attenzione su qualcosa che mi attirasse.
tutti intorno stendevano stuoie e asciugamani su cui sedersi, disponevano borse e zaini per sdraiarsi meglio.
nessuno di loro sembrava interessato alle panchine dove eravamo appostati.

mi addormentai.

arrivammo al porto di M, in spagna, svegliati dal grido fastidioso della nave, dalle urla dei marinai, dallo stridere dei gabbiani.
avevo ancora in mano la sigaretta consumata, segno che non mi ero mai mosso, posseduto dal sonno totale, fisso.
fissavo le banchine dall'alto durante una lunga manovra di attracco.
il vento tra i capelli, i colori tenui, l'impotenza difronte dell'innevitabile.
ero colpito. colpito da tutto quello che vedevo,
le facce della gente, le scritte dei negozi, i mercanti di pesce e le bancarelle rosse e gialle;
il traffico confuso di piccoli mezzi, scooter, motorini, camionette, carretti trainati da cavalli.
sembrava di stare in un film in C.
M aveva ancora gli occhi mezzi chiusi, non si rendeva ancora conto che eravamo lontani dall'italia,
nn parlava,
forse era più attento di me, più convinto, ma dava qst impressione.
non proseguimmo con la stessa nave, portammo la moto e le valigie in un'altra imbarcazione più piccola, decorata in rosa.
litigai con un vecchietto x un inutile fraintendimento.
posati ai parapetti lucidissimi, salutavamo le persone sugli altri piroscafi, diretti in G, con biglietti I-V-P.

"..ma li conosci?"
"..no. è importante?"
"..no."
"..su, sii educato, saluta!"

un altro giorno passò e si rivelò più faticoso e noioso del precedente.
le nostre aspettative di viaggio erano totalmente diverse, ma cercavamo di essere ragionevoli e accontentarci del sole che abbronzava le nostre carnagioni davvero troppo chiare.
la notte arrivò puntuale..

continue..
 
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.PiGi.
view post Posted on 1/3/2007, 21:11Quote

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..mi svegliarono gruppi di ragazzi e ragazze straniere.
si organizzarono in cerchio vicini al bordo della nave. bevevano birra e gettavano le bottiglie in mare, ridendo, ubriachi.
nessuno di loro sembrava essere molto amichevole, decidemmo di andarcene dalle panchine.
seguii M, scavalcando le persone sdraiate e sedute che ci insultavano nei loro dialetti stranieri.
mi pareva di capire le loro affermazioni avventate e i loro toni poco educati.
probabilmente erano soltanto impressioni.
la nave all'improvviso si fermò, in mezzo al mare, di notte.
silenzio.. come se avesse rubato tutto.
la sensazione nel cercare di evidenziare lo sgomento fu temprata dalla calma imbarazzante di quei minuti.
rimase tale circa mezzora mentre continuavamo i nostri aggiustamenti e le piccole migrazioni da un angolo all'altro del pontile,
cercando di trovare un posto tranquillo dove accomodarci.
poi la nave ripartì,
l'aria ricominciò a muoversi, le ombre anche.
due ragazze.
ci avvicinammo sedendoci un pò stretti in un piccolo spazio ancora libero a pochi metri.
una di loro, molto abbronzata, cominciò a suonare la chitarra,
l'altra accese una sigaretta di hashish e la passò in giro.
offrirono lo spinello a M, il quale ringraziò con un gesto verso il cielo. risero.
in poco tempo l'atmosfera era diventata elastica di divertimento e brividi da contatto,
attrazioni reciproche che correvano per un reticolo di sguardi e gesti.
frazioni.
ad un certo punto il ragazzo coi capelli spettinati non riusciva a trovare gli accordi di una canzone di Bob Marley e la gente intorno premeva con grida di sollecitazione.
M insisteva, si fece passare la chitarra, cominciò a suonarla, cantando nella sua voce aspra.
le ragazze sembravano già incuriosite da lui, seguivano i movimenti delle sue labbra carnose.
una di loro si avvicinò al mio amico. cominciarono a parlare in inglese, un pò stentato, ma efficace.
si capivano. stavano comunicando, ed era già qualcosa.
M tirò fuori dalla sacca verde la felpa e la indossò la ragazza carina.
il viaggio continuò nel buio.
i giovani viaggiatori erano coperti, stretti l'uno all'altro per tenersi caldo. si sentivano voci in molte lingue, parole e timbri diversi,
udivo ancora note deboli di chitarra e venature di hashish disperse dal vento in mare aperto.
M baciava la ragazza svedese e teneva abbracciata anche l'altra.
mi ero fatto da parte lasciandoli godere un pò di privacy,
non mi andava di rendermi protagonista, ne di rimanere con loro.
fumavo, ridendo, guardando tutto e niente, assaporando la libertà che governava intorno a me..

continue..
 
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.PiGi.
view post Posted on 10/3/2007, 00:08Quote

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..il mattino seguente aprii gli occhi realizzando un forte mal di testa.
pioveva: la nave dondolava un pò a destra, un pò a sinistra.
M non era più vicino alla ragazza bionda. nemmeno lei c'era più.
niente era come la sera prima,
la chitarra, le coperte, tutti quanti sembravano sfumati.
si affrettavano a ripararsi, correvano.
il comandante gridava a gran voce, ma non capivo le parole pronunciate in inglese.
poco lontano si vedeva un'isola dalla quale brillava una luce intermittente, forse un vecchio faro azzurro.
il vento soffiava deciso in poppa, non capivo, ancora frastornato dal sonno non mi rendevo conto della apparente, drammatica, situazione.
rimanevo sereno per la vicinanza alla costa.
l'attracco al pontile dell'isola fu una manovra quasi impossibile, ma riuscimmo presto a raggiungere un ampio portico, dopo una lunga corsa nella confusione del villaggio, mentre la nave non si decideva a trovare una posizione sicura.
fermato, mi voltai indietro! ..la strada in discesa moriva sulla sabbia bagnata.
M non l'avevo più visto, neanche le sue amiche straniere.
ero solo, avvolto in una coperta verde che non era mia, seduto accanto ad una ragazza che non parlava!
tossiva, aveva il fiatone.
ci obbligarono a entrare in quella che sembrava una locanda, un ambiente dedicato al turismo,
ordinato e confortevole.
salii al piano superiore in una delle stanze libere.
non sapevo dove precisamente fossimo, ne immaginavo il motivo della nostra sosta.
di tanto in tanto mi alzavo a controllare il maltempo dalla minuscola finestrella ovale;
la pioggia continuava a scendere pesantemente e le palme si piegavano al vento, ma non mi pareva fosse poi così grave.
provai ad accendere il cellulare, negativo.
avevo tutte le mie cose nella valigia, la moto ancora nella nave.. il più era disperso e mi sentivo tremendamente debole.
camminavo nervoso nella penombra della stanza.
la poca corrente ed il frigo vuoto alimentavano la mia agitazione, soltanto una bottiglia e un frutto.
la ragazza mi guardava senza dire nulla. mi avvicinai dopo aver tagliato l'ananas a spicchi.
timidamente offrii una fetta anche a lei chiedendole come si chiamasse.
non era semplice spiegarle che presto saremmo tornati alla nave;
mi proponevo piuttosto impacciato e banale,
avevo in mente così tante domande da porle che non riuscivo a trovare capo.
a gesti, sfruttando il mio povero vocabolario straniero, la rassicurai.
K mi parlò dei suoi amici, del suo ragazzo, dei suoi studi, del mal di mare, delle sue esperienze in Francia.
ogni tanto chiedeva:

"..sigaretta?"

all'improvviso quella stanzina sembrò magica. eravamo spinti da una forza misteriosa che ci faceva dimenticare la fame e le responsabilità che avremmo dovuto affrontare in quel momento.
ridevamo, divertiti forse dalla casualità e dalla voglia di scoprirci.
apprezzavo i tentativi di parlare italiano che si sforzava a dimostrare,
mi incuriosivano il suo viso pulito e le mani curate.
sdraiati a letto dedicavamo le nostre attenzioni l'uno all'altra,
come se ci conoscessimo da prima.
nessuno sapeva o pensava troppo, non era importante.
naturali, le nostre effusioni si perdevano tra i muri bianchi, i quadri ed il fruscio della pioggia incessante.
l'accento delle sue parole educate ed il timbro della voce accoglievano il mio sorriso,
mi teneva per mano.
sentivo il calore del suo corpo,
il contatto del seno sul mio petto, il suo profumo che diventava mio,
il desiderio di concederci, delicati.
i pochi minuti diventarono ore, l'intenso temporale lasciò libere le nuvole,
senza spiegazioni comincava un nuovo giorno,
all'alba, raggiunsi il pontile di legno.
alcune tavole erano state danneggiate, la nave evidenziava un'ammaccatura non indifferente, ma nessuno sembrava preoccuparsi.
il mare luccicava, i ragazzi giocavano a pallone sulla sabbia, altri nuotavano,
leggeri i minuti passavano e si ripetevano, ognuno era favorevole per compiere la più improbabile follia,
nessuna conseguenza, libera necessità di vivere.
pensavo all'appartamento, così lontano, così distrattamente dimenticato.
immaginavo L a leggere psicologia sul divano,
G a pulire il pavimento dal vino rovesciato,
S e T all'università, a lavoro,
e noi.. casualmente sistemati in un piccolo paradiso,
sollevati da qualsiasi affidabilità, coscienti di niente,
attratti dalla piacevole sensazione di sentirci immaturi..
enya. ebudae.
enya. storms in africa.

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.PiGi.
view post Posted on 5/4/2007, 21:49Quote

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..accarezzavo la sabbia, disegnavo,
scrivevo, marcato, leggero,
aggiungevo, toglievo..
K rimaneva in silenzio a guardarmi, mai mi interrompeva, mai mi proponeva banali vezzi,
non voleva mai fare quello che di solito le ragazze ti fanno capire.
sembrava fossi io il bimbo da viziare. anomalo.
a lei piaceva il rosso, guardava i fiori, parlava come se avesse dovuto dipingerne uno.
dopo quattro giorni mi decisi a cercare M, ero preoccupato.
tornai sulla spiaggia e camminai verso est seguendo la direzione del vento.
di tanto in tanto mi fermavo e lo chiamavo.
urlavo.
forte.
camminavo come in un sogno distante, non raggiunto da alcun suono e non capivo se mi stavo immaginando tutto o era la vita a prendere la stessa identica forma dell'immaginazione.
non c'è, non c'è, quel ragazzo è sparito. mi innervosivo perchè mi sembrava impossibile che anche lui non fosse nei miei stessi panni.
il quinto giorno lo cercai dappertutto,
tra le palme, al villaggio, nelle case, in acqua, temevo fosse annegato.
giorno dopo giorno trovavo le mie cose,
ho recuperato la moto, scaricato borse e sacchi a pelo;
andavo spesso al porto, vi era continuamenete un via vai di gente,
avrei voluto comprare una cartina dell'isola.
K mi teneva compagnia, mangiavamo, facevamo l'amore e camminavamo senza criterio.
non ci dicevamo poi tanto, ma avevamo, credo, in testa le stesse immagini del giorno prima: le facce di tutti, diretti a destinazioni affascinanti.
non riuscivamo a capire come eravamo finiti lì.
siamo saliti per un rilievo montagnoso che si arrampicava da un porticciolo pieno di barche a vela.
qui strette strade ciottolate crescevano tra vecchie case e muri diroccati,
c'erano negozi di stoffe e spezie, ragazzi e ragazze di ogni etnia,
abbronzati e a loro agio.
il sole batteva forte, ma all'ombra degli alberi era fresco,
nessuno si curava di noi,
nessuno disturbava la nostra curiosità.
la sera del sesto giorno siamo rimasti in paese. nella luce che se ne andava la musica si diffondeva tra le case antiche,
straniere e stranieri giovani avevano cominciato a sedersi ai tavolini instabili di piccoli ristoranti all'aperto, con gli stessi scambi di sguardi e gesti che avevamo visto sulla nave.
abbiamo ordinato piatti esotici che vedevo mangiare agli altri.
K ha bevuto e guardato la ragazza che leggeva vicino a noi, poi si è allungata e le ha detto:

"..è uno dei miei preferiti."

lei ha impiegato qualche secondo per capire di cosa stesse parlando,
poi sorrise invitandoci a sedere coi suoi amici.
ci siamo presentati timidi, ma solari, gli altri hanno risposto in inglese,
americano, veloce ed intraducibile.
la ragazza ha spiegato a K che venivano dal canada; cantava in un gruppo.
mescolati e distratti tutto era diverso, la difficoltà della lingua mi impediva di esprimermi come avrei voluto,
mi trattenava l'energia nelle parole, ma il vino dilatava in parte ogni scambio di frasi,
regalava sentimenti a ogni occhiata..

continue..
 
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.PiGi.
view post Posted on 14/5/2007, 19:48Quote

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i canadesi davano l'idea di essere da molto tempo sull'isola perchè conoscevano quasi tutti gli stranieri seduti intorno.
parlavano, parlavano, parlavano ed io un pò impacciato mi limitavo ad osservare i loro gesti e sentivo il chiasso delle risate gonfie. tossivano.
guardavo le labbra di tutti, il cibo tra i denti del ragazzo coi capelli fulvi.
ho chiesto a K se mi voleva seguire, mi sentivo di troppo, ma lei mi baciò, facendo intendere che sarebbe rimasta.
mi alzai, strisciando come un ladro tra i tavolini, allontanandomi,
diretto verso la pineta.
nell'oscurità vedevo fiamme di accendino, sfumate, intermittenti,
immaginavo situazioni di ogni tipo, sentivo brividi di dialogo,
urla e canti.
gestivo una quantità incredibile di informazioni dirette su tutto quello che cercavo di conoscere, sforzandomi di superare i filtri delle traduzioni, delle interpretazioni e dei doppiaggi.
loro se ne rendevano conto benissimo e ci giocavano: parlavano come se fossero padroni della letteratura, del cinema, dell'arte,
talvolta davano fastidio.
vino. vino. vino. confuso e marginale camminavo disperato verso il nulla sapendo di aver lasciato K seduta con quei tipi.
raggiunsi delle cabine che parevano dei bagni, appena fuori dalla vegetazione più fitta.
barcollavo, forse parlavo da solo e guardando avanti senza fissare nulla accadde quello che proprio non mi aspettavo:
M, magro e poco vestito, era impegnato a sorreggere un ragazzo poco lucido.
le scarpe sporche e i pantaloni sopra il ginocchio lo definivano.
era abbronzato e distratto, in difficoltà, voleva da bere. quando alzai il braccio senza parlare si accorse di me, sorrise, ci abbracciammo a lungo.

"..cos'ha?"
"..non dorme da cinque giorni.. non ce la fa più."
"..droga?"
"..mh.."
"..dove-cazzo-ti-eri-cacciato?!"
"..io??? sono sceso dalla nave e ti ho aspettato! ho lasciato che scendessero tutti, tutti!"
"..cazzate!"
"vaffanculo! ho chiesto al comandante, ma mi assicurò che nessun'altro era rimasto a bordo! non vedendoti più ho cercato di trovare un posto per ripararmi,
pioveva cazzo!
"
"..dove stai?"
"..a casa di questo qui.."
"..è lontana?"
"aiutami a tirarlo su, ti ci porto io.."

adesso era tutto meno pesante ed apparentemente più facile.
ero sollevato e più disinvolto avendo ritrovato M.
riflettevo su come le mie percezioni erano all'improvviso cambiate.
le sue mani unte stringevano il corpo del ragazzo smarrito,
ero fiducioso comunque si sarebbe ripreso presto.
le ragazze che stavano con lui lo aiutarono a farsi la doccia,
a turno anche noi ne approfittammo..

continue..
 
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.PiGi.
view post Posted on 14/5/2007, 20:04Quote

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la casa era spaziosa, ma poco arredata; per terra stuoie e sedie pieghevoli ordinavano l'ambiente, pulito.
il soggiorno delimitava i nostri sorrisi, i gesti di intesa e gli argomenti.
amavo rimanere in terrazzo,
sdraiato a guardare l'erba e la spiaggia, il mare azzurro che colorava la costa.

"..quando partiamo?"
"..dobbiamo tornare laggiù.."
"..mh.."

sembrava fosse un peso cercare di recuperare la volontà di procedere;
tutto sommato godevamo di ogni vizio senza spendere denaro, ne forza.
tutti in quella maledetta isola oziavano, mantenendo un ritmo di vita rallentato rispetto alle città nelle quali ero abituato a confrontarmi.
i giorni, talvolta lenti, talvolta infiniti, scandivano ogni cosa. senza tener conto di niente le ore si ripetevano inesorabili,
fluivano e nessuno se ne accorgeva.
il ragazzo che M aveva conosciuto si chiamava P, viveva con la sorella in svizzera,
a ovest del nostro paese.
quei luoghi erano particolarmente suggestivi in autunno, quando si poteva scegliere tra molte alternative, dai vigneti del Vaud alle foreste del Giura.
a sud, tra il ghiacciaio del Rodano ed il lago di Ginevra, tra impervie vette che superavano i 4000 metri, sorgeva la grande vallata detta appunto Vallese.
la Cote, il litorale del lago di Ginevra, bacino dalla curiosa forma di croissant, era famosa per i pendii scoscesi coperti da vigneti, che,
dicevano,
traevano beneficio dai raggi solari tre volte: la prima quando il sole splende in cielo,
la seconda quando si riflette nel lago e, infine, la terza, quando il calore assorbito di giorno viene di nuovo sprigionato dalla terra.
P, dopo agonie e duri sforzi di riflessione, raccontava l'energica vita in svizzera,
scandita dallo sport e dalla passione per la montagna;
oltre le Alpi, il massiccio del Giura, era amato perchè al contrario della catena alpina, era ideale per lo sci di fondo.
giocavamo, distratti dalle parole e dal mare, abbronzati dal calore, che ci entusiasmava.
pensavo a K, la immaginavo nella nostra stanza, forse a fare l'amore con uno dei canadesi,
eccitata dal vino, libera, avvantaggiata dal suo profumo delicato.
M amava camminare tanto dopo pranzo, osservavamo come tutti, comunque, si davano da fare,
lavoravano per mettere insieme quella che doveva essere una comunità,
dove ognuno si impiegava per favorire l'altro.
le qualità di ciascuno, fuse insieme, definivano quelle abitazioni,
quelle strade, quei negozi.
al porto le navi non smettevano di partire e tornare, guardavo il biondino in poppa,
avrei dedicato 'umbrella' allo svedese,
Chymera,
come mi sarebbe piaciuto fosse lì con noi..
sentivo il bisogno della sua sensibilità, degli sfoghi, delle sue certezze, dei dischi, in ogni momento, a seconda dell'intensità.

continue..
 
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.PiGi.
view post Posted on 3/6/2007, 17:49Quote

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..di notte, quando mi annoiavo, restavo solo a contemplare il mare,
volevo soltanto fumare ed ascoltare le onde che si ripetevano, guardare l'orizzonte, infinito, scuro.
piangevo, ridevo da solo..
M veniva poco, sapeva che entrambi avevamo bisogno di serenità e tranquillità,
sembrava che ci stancasse tutto subito,
se ci frequentavamo troppo litigavamo per viziata insoddisfazione, senza godere completamente le possibilità che fortunatamente stringevamo.
restavo in silenzio sotto la vecchia barca tutta la notte, la sabbia era fredda e le palme danzavano al vento che spirava continuamente,
cambiando direzione.
probabilmente a volte speravo mi facesse compagnia qualcuno, ma stavo molto attento a non farmi seguire,
sentivo mio quell'angolo di mondo,
lo custodivo, lo apprezzavo, lo rispettavo.
tenevo la barba incolta, i capelli lunghi, non badavo di piacere a nessuno perchè lì questo non era importante.
le relazioni, i rapporti, le amicizie, il contatto fisico, le promesse,
tutto nasceva all'improvviso e nessuno si preoccupava di giudicare, rifiutare.
non vi erano pregiudizi, ne saggi, ne stolti consigli,
i ciottoli della stradina raccoglievano la fatica e la follia di tutti,
come una spugna quell'isola assorbiva la nostra vita.
senza dire mai niente ci permetteva di scioglierci e ricomporci a nostra discrezione,
quello che accadeva non si poteva raccontare, l'esagerazione, l'incredulità,
ogni occasione ed ogni esperienza costruivano la personalità di ciascuno.
nessun testo, nessun filmato, nessun letterato, scienziato, avvocato, nessuno,
avrebbe potuto riportare quello che l'isola insegnava.
nessuna stupida statistica e alcun risultato si poteva calcolare.
mio padre, cresciuto in un'altra epoca, si fidava di teorie, di conclusioni di esperti studiosi,
ricercatori che si interessavano di argomenti mai approfonditi realmente.
come può un muratore imparare a unire mattoni se mai ha provato?
come riuscirebbe un atleta a superare un record se non si allena?
nessuno vola se non ha le ali.
nessuno dovrebbe esporsi con certezza e convinzione, trattando questioni delicate se non ha le competenze e l'esperienza per poterlo dimostrare.
ho sempre imparato a credere all'evidenza mettendomi in discussione,
ascoltando il mio corpo, la mia mente.
si trae vantaggio da qualsiasi emozione li scolpisca..

continue..
 
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.PiGi.
view post Posted on 11/9/2007, 19:59Quote

Utente cancellato






giovedì pomeriggio sono arrivati in casa altri quattro ragazzi,
tutti piuttosto maturi e sicuri. le loro carnagioni abbronzate risaltavano ogni pregio ed ogni difetto, si muovevano e speravano come fossero abituati a situazioni come quelle.
uno ha posato la bottiglia sul tavolo, ha riempito allo stesso modo tutti i bicchieri ed ha incitato il gruppo, convinto che il weekend fosse in procinto di farci divertire.
quell'abitazione pareva un porto di mare,
diversa dall'appartamento, ma simile per molti aspetti.
all'inizio quasi mi infastidiva dover accogliere continuamente gente nuova,
ormai mi sentivo padrone di decidere chi poteva restare e chi invece no.
col tempo imparavo anche ad abituarmi e lasciavo scorrere tutto;
non badavo a nessuno e vivevo le giornate senza preoccupazioni.
quei ragazzi avevano comunque dato una scossa, bevevano e festeggiavano rendendoci partecipi, educatamente; erano divertenti.
scaricarono le stuoie e le biciclette dal furgone e si organizzarono in coppia.
rimaneva una bici, mi invitarono ad usarla qualora mi fosse servita.
il paese si era arricchito anche di austriaci che parlavano inglese come prima lingua,
una di loro spregiò le mie scarse abilità: quel pomeriggio il cane bucò il nostro pallone, lei si fece avanti chiedendo scusa, ma non fui abbastanza perspicace a cogliere l'attimo,
la lasciai tornare dai suoi amici dicendo soltanto un timido "no problem!"
che pirla.
M invece, uno dei 'nuovi arrivi', conobbe la ragazza giusta la sera stessa;
la sera stessa fecero l'amore e la sera stessa si promisero di rimanere insieme per tutta la vita.
la sera stessa. tutto accadde la sera stessa.
ritrovavo nei loro gesti le emozioni che avevo abbandonato e perso con K.
di fianco al furgone lei le accarezzava la schiena e lui spostandosi i capelli si girava guardandola negli occhi,
come ci aveva raccontato, come avrebbe voluto che fosse,
l'innamoramento.
l'innamoramento? cos'era? secondo lui si poteva riassumere in un complesso di sentimenti e di comportamenti caratterizzati dal forte coinvolgimento emotivo, associato ad una intensa attrazione sessuale, sperimentata da un individuo verso un altro.
alcuni fattori contribuivano a questo, fisiologici, quali l'odore, la postura, l'aspetto, o fattori psicologici ed emotivi, fattori sociali.
l'innamoramento provocava solitamente anche modificazioni nell'organismo umano, con lo scopo istintivo di avvicinare i due individui.
era convinto si verificassero alcuni cambiamenti a livello ormonale.
probabilmente aveva ragione.
i sorrisi e l'intesa passionale che li riempiva quasi mi commuoveva,
mi innervosiva, ero geloso, ma indubbiamente mi piacevano.
usavano la bici per andare in spiaggia, parlavano molto e la notte dormivano sotto le stelle, gridavano la loro spensieratezza.
le persone si innamorano quando sono pronte a mutare, ad iniziare una nuova vita. si diventa capaci di fondersi con un'altra persona e creare una nuova collettività ad altissima solidarietà.
quando però queste certezze vengono meno si attraversa una fase successiva?
il desiderio sfuma? rimane soltanto l'affetto ed il ricordo di mirabili esperienze da non dimenticare mai?

"..ho lasciato la mia ragazza dopo 8 anni; le ho detto che avevo bisogno di ritrovare me stesso,
che non dovevamo fossilizzare le nostre vedute; siamo ancora giovani,
è giusto che ci dedichiamo ad altre persone anche!"

non ero d'accordo.
la mia visione era più poetica, più profonda, più patetica e drammatica forse, ma meno superficiale.
per me le promesse e la coerenza erano principi soliti e validi,
da rispettare.
per me era inconcepibile svegliarsi la mattina e stravolgere anni di progetti ed impegni.
sarebbe stato troppo comodo altrimenti.
non avrei mai considerato 'innamoramento' il voler far sesso con una ragazza, esaurire con lei ogni sentimento e liquidarla dopo un giorno, un mese, un anno, dicendo semplicemente "me ne vado, è stato bello, grazie"
no, non più. perchè prendersi in giro? quello era sesso, reciproca soddisfazione di bisogni fisici, emotivi e psicologici, ridotti in piacere carnale.
è essenziale sentire che c'è qualcuno che pensa ed agisce in maniera sincronizzata con la parte più profonda di noi stessi.
perfetto, ma non confondiamo l'innamoramento al desiderio sessuale.
in sintesi, secondo me, erano due principi differenti, entrambi necessari, indispensabili, importanti, fondamentali, preziosi, ma effettivamente diversi.

"..aaa romantico! sei un illuso. per le donne oggi sei dio, domani non sei nessuno.
a loro è concesso cambiare idea e in un secondo rimettere ogni cosa in discussione!
la differenza è che il sesso senza amore c'è, spesso e volentieri, e aiuta a sopravvivere,
ma l'amore non può esistere se non c'è sesso,
e come l'amore può iniziare, crescere e consolidarsi con la presenza iniziale del sesso, al contrario esso appassisce e muore quando il sesso tende a finire; rimane un buon sentimento certamente, rispetto reciproco, affetto fraterno, ma non è amore."

con queste parole le sue convinzioni schiacciavano verbalmente le mie;
non avevo nessuna prova per dimostrare il contrario,
e anche se fossi stato capace, il suo percorso di vita non lo avrei mai contraddetto: ognuno di noi si saziava di esperienze che costituivano poi dei punti fermi.
inevitabile.
C ci guardava mentre affrontavamo discussioni come questa; si accarezzava i capelli ricci o si toccava la barba, prendeva la sedia, si sedeva al sole, poi tornava dentro, beveva, diceva:

"fumiamo uno spinello?
potreste apprezzare ogni parere invece che insistere e pugnalarci con le vostre insinuazioni!
state attribuendo a quel termine significati e spiegazioni che andrebbero interpretate, non intese come leggi da seguire."

ridevamo..
per quanto ancora avrei dovuto sopportare la mia solitudine? non avevo voglia di nulla apparentemente, ma cercavo qualcosa che nessuno sembrava più in grado di darmi.
quel qualcosa ancora non mi era chiaro.
con M il giorno dopo andai al porto, la nostra barca era quasi sistemata del tutto,
il capitano fiducioso incaricò di raccogliere tutti i nostri averi,
presto saremmo ripartiti.
sarei dovuto tornare alla locanda, volevo avvertire alcuni di noi che si erano sistemati lì,
in paese ce n'erano altri, in qualche modo bisognava che la notizia si spargesse a breve.
avevo lasciato anche oggetti personali in camera, al secondo piano,
speravo soltanto di non essere costretto da qualche sorpresa.
la sera prima di partire ci siamo radunati in spiaggia,
tutti nudi ci rotolavamo ubriachi, nuotavamo nel mare nero, di notte, mentre il fuoco disegnava le nostre ombre e il fumo le disperdeva.
rimasi coinvolto dall'eccitamento dei miei amici e fino a quando anche l'ultimo spiraglio di energia non lo sentivo stremato, non smisi di cantare e festeggiare con loro.
d'altronde non vi era limite, non vi era giudizio.
il mattino seguente quando arrivai K non c'era,
in entrata non c'era nemmeno la signora grassa,
anche il tappeto era sparito.
caotica come allora la locanda accolse le mie speranze, in fretta recuperai ogni cosa che fedelmente era rimasta dove l'avevo lasciata.
M non volle salire, mi arrangai da solo cercando qua e la uno sguardo amico,
una persona che mi avesse potuto riconoscere.
consegnai le chiavi ad un ragazzo che guardava a tv.

"andiamo.."

senza rispondere M spinse la moto fino alla nave già riempita di ogni cianfrusaglia.
guardavo basso, per terra, poi mi voltavo, riprendevo,
ero triste.
in un attimo mi si spiegarono in mente tutti i giorni vissuti ardentemente,
con furore e passione; avrei voluto portare con me ogni granello di quella sabbia,
ogni amicizia, ogni desiderio.
non era possibile.
P urlò qualcosa dopo avermi stretto a se, ma non capii e inspiegabilmente non lo feci ripetere.

"siiii, mi raccomando!" dissi.

molti di noi restarono sull'isola, ormai convinti e abituati alla nuova vita. dimenticati da dio preferirono continuare la loro avventura quotidiana,
nessun obbligato impiego, alcuna circostanza sfavorevole, estremo senso di appartenenza.
la nave era più spaziosa e leggera, salivo e avrei voluto piangere.

continue..
 
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.PiGi.
view post Posted on 20/9/2007, 13:21Quote

Utente cancellato






..quello che ho sempre cercato di fare è evidenziare e definire la descrizione di un attimo,
ma le convinzioni cambiano.
di colpo, senza chiedere, mi torna in mente. non ancora crolla la fortezza del mio debole per lei,
anche se non è più sola,
perchè sola non sa stare e crede che dividersi la vita sia normale.
la memoria scivola, ricordo limpida la trasmissione dei pensieri,
la sensazione che in un attimo qualunque cosa pensassimo potesse succedere.
poi?
aspettami, oppure dimenticami, dove sei?
vorrei tornare, adesso, perchè i numeri ed il futuro non mi fanno preoccupare,
vorrei forse credermi,
sarebbe molto più facile rincontrarsi nei pensieri distesi, come fossimo
sospesi ancora nell'attimo in cui poteva succedere.
le incomprensioni sono così strane, sarebbe meglio evitarle sempre per non rischiare di aver ragione.
la ragione non sempre serve.
sono lontano e mi torna in mente, la immagino parlare con la gente.
il mio pensiero vola verso lei per raggiungere le immagini ormai scolpite nella coscienza,
come indelebili emozioni che non posso più scordare.
il pensiero andrà a cercare tutte le volte che la sentirò distante, tutte le volte che le vorrei parlare,
per dirle ancora che solo lei è l'unica cosa che per me è importante.
mi piacebbe raccontarle sempre quello che mi succede, le mie parole diventerebbero nelle sue mani forme nuove colorate, note profonde mai ascoltate.
mi sembrerebbe di viaggiare con la stessa valigia in due, dividendo tutto sempre.
normalmente.
vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere, dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare,
ed avere la pazienza delle onde di andare e venire,
ricominciare a fluire.
un aereo passa veloce e mi fermo a pensare a tutti quelli che partono, scappano o sono sospesi per giorni, mesi, anni.. in cui ti senti come uno che si è perso tra obbiettivi ogni volta più grandi.
succede perchè, in un instante tutto il resto diventa invisibile, privo di senso, irraggiungibile.
succede perchè fingo che va sempre tutto bene, ma in fondo non lo penso.
torneremo ad avere più tempo e a camminare per le strade che abbiamo scelto, che a volte fanno male.
torneremo a cercare angoli di cielo, fantastiche visioni per dare nuova luce ai nostri occhi,
per stringere tutti i suoni dal frastuono di ogni giorno.
cercheremo tra la gente le parole,
seguendo la mia vita che non voglio lasciare andare.
non c'è nessuna differenza se vinci o se perdi, quello che conta, che ha più importanza, è quello che sei..

continue..
 
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